Stati Generali M5S, il riassunto della giornata

Nella giornata di ieri si sono conclusi gli “Stati Generali”. Tra i 30 interventi, assenti Grillo e Casaleggio. Nelle prossime settimane è attesa l’elezione del nuovo Capo Politico

di Simone Gioia

La due giorni sul futuro del Movimento 5 Stelle si è conclusa domenica 15 novembre. Il dibattito, trasmesso interamente in streaming, si è aperto nel pomeriggio. A fare da apripista è stato il “reggente” e Capo Politico Vito Crimi, che ha salutato e dato subito la parola al Premier Giuseppe Conte, che è intervenuto direttamente da Chigi.

Il Premier Giuseppe Conte, in collegamento da Palazzo Chigi

Il Presidente del Consiglio ha ringraziato prima di tutto i due fondatori: Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo. Con il primo, come ha sottolineato lo stesso Conte, non c’è stata mai occasione di conoscersi. Del secondo, invece, Conte ha detto: «Con Grillo ci sentiamo spesso, Beppe rimane la mente più giovane e curiosa del Movimento». Nel suo breve intervento, il Premier ha ricordato le sfide che attendono ancora il Movimento, e ha definito tutto il popolo 5 Stelle “comunità tosta”.

Poi, è stata la volta del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, il quale ha rivendicato l’approvazione di tutte le leggi a firma 5 Stelle in Parlamento (dal reddito di cittadinanza fino alla spazza corrotti).

Al termine dei tre interventi “istituzionali”, si è aperto il dibattito pubblico, con gli interventi dei 30 iscritti che sono stati scelti attraverso la votazione online che si è tenuta sulla piattaforma Rousseau. In ordine alfabetico, è toccato al Ministro della Scuola Lucia Azzolina aprire il dibattito, che ha incentrato il suo discorso sulla scuola e sulla figura della donna nella politica e nella società.

Alessandro Di Battista, attivista ed ex parlamentare 5 Stelle

Tra gli interventi più importanti e, soprattutto più attesi, c’erano quelli Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Una vera e propria sfida a distanza che, senza volerlo, li ha posti uno dopo l’altro. “L’eretico Dibba” – come viene definito -, ha ringraziato il Premier per aver ricordato Gianroberto Casaleggio e ha ribadito la volontà di costruire il suo Movimento su un “voto di opinione”. L’ex parlamentare grillino ha ribadito la voglia di tornare in campo: «Non vedo l’ora di rimettermi in gioco per il Movimento, ma abbiamo bisogno di garanzie». Ecco, proprio queste “garanzie”, sono state le sue condizioni poste per rimanere e per essere coinvolto all’interno del Movimento 5 Stelle, riassunte in sette punti: 1) Revoca della concessione di Autostrade ai Benetton; 2) Presa di posizione sul conflitto d’interessi tra gruppi finanziari e media; 3) Contrasto al conflitto d’interesse tra politica e finanza (con l’esempio di Giancarlo Padoan che, da deputato PD, siederà probabilmente sulla poltrone della presidenza di Unicredit); 4) Nessuna deroga alla regola del doppio mandato per parlamentari, eurodeputati e consiglieri regionali; 5) M5S da solo, a prescindere dalla legge elettorale, alle prossime elezioni politiche; 6) Non appoggiare legge elettorale senza preferenze; 7) Istituzione di un comitato di garanzia, senza esponenti di governo, per le nomine dei membri nei CDA delle partecipate di stato e nei ministeri. Inoltre, entro 6 mesi, pubblicare curricula e conseguenti compensi. Dibba, ha definito tutto questo «atto d’amore», rimarcando l’importanza di due principi: «Sono innamorato della trasparenza e della meritocrazia» ha sottolineato. E poi, ciliegina finale sulla torta, una stoccata ai colleghi di governo: «Governare deve essere il mezzo, non il fine per risolvere i problemi».

Luigi Di Maio, Ministro degli Esteri ed ex Capo Politico M5S

Subito dopo, è toccato all’attuale Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che era atteso ad un duello a distanza con Alessandro Di Battista. Ma in realtà, stando alle dichiarazioni ufficiali contenute nei loro rispettivi interventi, i due sono sembrati molto in sintonia, soprattutto su quattro temi: Benetton, trasparenza, limite dei due mandati e alleanze elettorali. In apertura discorso, Di Maio ha ringraziato gli infermieri, tutti i familiari e i malati di Covid, il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio. Ha ricordato l’importanza dell’approvazione del reddito di cittadinanza, del carcere ai grandi evasori e la tutela dei riders. E poi, ha lanciato la sua proposta: «Io voglio un Movimento autonomo, forte e protagonista, che si deve far valere di più nel governo e quindi deve cambiare passo. Non basta solo dire che siamo il terzo polo o la terza via: quella è una posizione, non un’identità. L’identità si costruisce con i temi». Sulla questione Benetton, Di Maio è stato molto chiaro, sposando la linea dura di Di Battista: «O si estromettono i Benetton dall’azionariato o deve essere revoca subito». Anche sul tema della trasparenza, se non propriamente uguale alla proposta Di Battista, l’input è sembrato pressoché lo stesso: «Facciamo subito una legge con un percorso pubblico che preveda candidature pulite e trasparenti. E combattiamo per questo. Lo stesso vale per la sanità e per le nomine dei direttori sanitari». Tra i vari interventi che si sono susseguiti, Luigi Di Maio è stato tra i pochissimi (assieme a Roberto Fico) a parlare di Europa, confermando la sua svolta europeista: «Per rafforzarci, credo che il Movimento debba superare le sue ambiguità in campo internazionale. Entrare in una grande famiglia europea, con i nostri bravissimi eurodeputati che ringrazio». E poi, anche sul terzo e sul quarto punto stessa linea di Di Battista: «Manteniamo il limite dei due mandati, che è sacrosanto e apriamo ad alleanze programmatiche, non strutturali». In conclusione, il suo pensiero è stato rivolto al fondatore e ai portavoce locali: «Vorrei salutare Beppe. Vorrei mandargli un abbraccio, perché sono sicuro che ci starà guardando. E vorrei mandare un saluto a tutti i nostri sindaci, che hanno rappresentato la nostra prima esperienza di governo».

Stefano Buffagni, Viceministro dello Sviluppo Economico

A rafforzare la contrarietà ad un’alleanza strutturale con il Partito Democratico, ci aveva già pensato il Viceministro dello Sviluppo Economico Stefano Buffagni, (poco prima degli interventi di Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio), rivendicando un concetto da lui espresso più volte: «Sono contento che sia stata confermata dalla base la mia posizione di no ad alleanze con il PD. Questo mi rende lieto, perché noi possiamo fare alleanze e accordi dove serve ma assolutamente non diventare la stampella di nessuno. Chi vuole fare quello, può andare direttamente nel PD. Anche perché noi siamo entrati nei palazzi sfondando il portone con il voto degli italiani. Mentre i nostri alleati di governo, attuali e precedenti, ci volevano tener fuori».

Roberto Fico, Presidente della Camera dei Deputati

Tanta attesa c’era anche per il discorso del Presidente della Camera Roberto Fico, da sempre “vicino” agli ambienti del centrosinistra, che però, anche un po’ a sorpresa, non ha parlato di alleanza strutturale (come in tanti si aspettavano): «Deve restare una forza autonoma, con il proprio programma e la propria linea, mai subalterna. Questo, però, non vuol dire essere autosufficienti. Dobbiamo fare rete con altre forze politiche dove c’è possibilità di convergenza. Serve proseguire il confronto con il centrosinistra, con cui siamo al governo e condividiamo un’agenda da portare avanti. Anche a livello amministrativo dove sarà possibile».

Nel corso del dibattito, non sono mancati gli interventi critici, provenienti soprattutto da ambiti locali, come quelli del portavoce del consiglio comunale di Napoli Matteo Brambilla, che ha affermato: «Questi non sono gli Stati Generali, ma gli Stati dei Generali», in totale polemica rispetto al sistema di organizzazione dell’assemblea online, che ha escluso, di fatto, un sacco di iscritti alla discussione.

Vito Crimi, reggente e Capo Politico del Movimento 5 Stelle

Al termine dei 30 interventi, è stato il reggente Vito Crimi a fare il punto della situazione, spiegando cosa accadrà ora: «Nei prossimi giorni, la sintesi di questi lavori sarà sottoposta al voto degli iscritti. E sarà un vero e proprio atto di indirizzo. Subito dopo, occorrerà apportare le modifiche allo statuto nella parte relativa al Capo Politico, per come risulterà da questo voto e dall’indirizzo che sarà dato. Una volta modificato lo statuto, si procederà immediatamente all’elezione della nuova guida politica del Movimento. E sarà quest’ultima che farà tutti gli atti necessari a realizzare tutto il resto».

Pubblicato da Simone Gioia

Simone Gioia

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