Il braccio di ferro sul bilancio dell’Unione Europea è un danno per tutti

Viktor Orban, Primo ministro dell'Ungheria

di Fabio Altieri

Ungheria e Polonia hanno posto il veto sul bilancio europeo, ricattando l’Unione Europea a causa del nuovo meccanismo che legherebbe la ricezione dei fondi UE al rispetto dello stato di diritto.

Di cosa stiamo parlando?

Nei giorni scorsi era stata raggiunta l’intesa tra il Parlamento Europeo e gli Stati membri sul prossimo bilancio europeo a lungo termine (2021-2027) e sul NextGeneration EU. Il commissario Johannes Hahn, responsabile del Bilancio, si era espresso così sull’accordo:

«L’accordo di oggi consentirà di rafforzare i programmi specifici nell’ambito del bilancio a lungo termine per il periodo 2021-2027 (compresi Orizzonte Europa, Erasmus+, EU4Health). Nel complesso, il bilancio a lungo termine dell’UE insieme a NextGenerationEU ammonterà a oltre 1800 miliardi di €. Svolgerà un ruolo essenziale nel sostenere la ripresa e garantire che i beneficiari tradizionali dei fondi dell’UE ricevano mezzi sufficienti per proseguire il loro lavoro in questi tempi molto difficili per tutti».

Johannes Hahn, commissario responsabile del bilancio
Johannes Hahn, commissario responsabile del bilancio

In aggiunta, per la prima volta, l’Unione Europea avrebbe avuto un meccanismo che gli avrebbe consentito di legare la ricezione dei fondi europei al rispetto dello stato di diritto, come era stato preliminarmente convenuto tra il Parlamento Europeo e la presidenza del Consiglio Europeo (organo, quest’ultimo, che raccoglie tutti i capi di Stato e di Governo degli Stati Membri). Tale meccanismo, secondo gli accordi preliminari, si dovrebbe applicare non solo al Bilancio UE a lungo termine, ma anche alle risorse del Recovery Fund, ossia il fondo di ripresa stanziato a causa dell’attuale emergenza, il quale ammonta a 750 miliardi di euro.

Cosa è successo Lunedì 16 Novembre?

Nella giornata di lunedì c’è stata la riunione del COREPER (Comitato dei rappresentanti permanenti responsabile della preparazione dei lavori del Consiglio dell’Unione europea). Sul tavolo della riunione vi era il voto per dare il via libera agli accordi sul bilancio 2021-2027 e avviare la procedura scritta sull’aumento dei massimali delle risorse proprie dell’Unione (aspetto fondamentale per garantire l’emissione dei bond anticrisi del valore di 750 miliardi). Oltre a questo, il COREPER si è espresso anche sulla decisione preliminare raggiunta tra Parlamento Europeo e Consiglio Europeo per l’introduzione del meccanismo per la salvaguardia dello stato di diritto.

Come hanno votato i rappresentanti degli Stati Membri alla riunione del COREPER?

Sui voti espressi dai rappresentanti occorre fare una precisazione: le maggioranze richieste per i due temi sul tavolo del COREPER non erano le stesse, infatti per il via libera agli accordi sul bilancio era richiesta l’unanimità, mentre per il meccanismo sulla condizionalità dell’uso dei fondi europei legata al rispetto dello stato di diritto era sufficiente la maggioranza qualificata. I rappresentanti di Polonia e Ungheria si sono opposti sia al bilancio che al nuovo meccanismo, ma questa decisione non è che un mero ricatto nei confronti degli altri Stati membri. Questi due Paesi infatti non sono di per sé contrari all’approvazione del nuovo bilancio europeo, ma sono contrari al nuovo meccanismo sul rispetto dello stato di diritto. Per questo motivo, non potendo bloccare l’approvazione del nuovo meccanismo (visto che su questo non era richiesta l’unanimità), hanno deciso di bloccare il bilancio europeo non concedendo il proprio assenso e dunque non consentendo il raggiungimento dell’unanimità.

Primo piano del Presidente della Polonia Andrzej Duda, leader del partito conservatore e ultra cattolico Diritto e Giustizia

Perché Polonia e Ungheria non vogliono il meccanismo sul rispetto dello stato di diritto?

Negli ultimi anni Polonia e Ungheria, guidate rispettivamente da Morawiecki e Orban, hanno fatto grandi passi indietro sullo stato di diritto. Se la Polonia viene indicata ancora nel 2020 come stato libero da Freedom House (organizzazione non governativa internazionale che pubblica un rapporto annuale dal titolo Freedom in the world, che misura il grado di libertà civili e diritti politici garantiti in ciascun Paese), lo stesso non possiamo dire dell’Ungheria, considerato un Paese solo parzialmente libero, dato che registra attualmente un punteggio di 27/40 per i diritti politici e di 43/60 per le libertà civili (per fare una comparazione, i punteggi dell’Italia secondo il report del 2020 sono rispettivamente pari a 36/40 e 53/60 – per approfondire: https://freedomhouse.org/report/freedom-world). Tutto questo ovviamente è inaccettabile all’interno dell’Unione Europea, considerando che il rispetto dello stato di diritto e la garanzia di diritti politici e libertà civili sono principi generali dell’ordinamento dell’Unione, come ricorda l’art. 2 del Trattato sull’Unione Europea:

«L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze».

Immagine di una delle tante recenti proteste dei cittadini polacchi contro il Governo per difenere il diritto all’aborto

Che conseguenze ci saranno?

Alcuni quotidiani, nazionali e non, parlando della riunione di ieri hanno affermato che ora si è aperta una vera e propria crisi europea (che si proverà a far rientrare durante la video riunione di giovedì dei 27). Il problema principale è naturalmente legato al fatto che il veto di Polonia e Ungheria blocca non solo il bilancio europeo ma, come detto, anche la nuova legge che permetterà di emettere titoli comunitari per finanziare così il Recovery Fund. Se la crisi non dovesse rientrare rapidamente quindi ci potrebbero anche essere ritardi sull’erogazione dei fondi per la ripresa economica dopo la crisi causata dalla pandemia. Una cosa è sicuramente certa, ossia il fatto che questo braccio di ferro è dannoso per tutti: è dannoso per Polonia e Ungheria in primis, visto che non possono assolutamente permettersi di non riceve i fondi europei. Pensiamo all’Ungheria, la quale ha ottenuto dal bilancio attuale 2014-2020 circa 30 miliardi di euro dall’Unione Europea, a fronte di un Pil che si aggira intorno ai 160 miliardi. Una enormità, dunque, rispetto al valore del proprio prodotto interno lordo. Questo braccio di ferro è pero dannoso anche per tutti i cittadini europei e questo è sicuramente l’aspetto più rilevante: tutti gli Stati membri hanno grande bisogno dei soldi del Recovery Fund e questo ricatto di Polonia e Ungheria nella situazione emergenziale attuale è assolutamente da irresponsabili. In conclusione, lascio una domanda (senza risposta) al lettore: fino a quando l’Unione Europea permetterà ad alcuni Stati membri di ricattare gli altri paesi, non su elementi di secondo piano o mere scelte politiche, ma sui principi fondanti l’Unione stessa?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: