Carpe diem, Italia

Trent’anni di errori e di morfina. È il momento di rimbalzare per tornare a sognare!

di Pasquale Zaccaro

Tutti fermi, immobili, impassibili. Da circa trent’anni, l’immagine del Bel Paese, è quella di uno stagno il cui fondo sono nient’altro che delle sabbie mobili. Quante parole, quanti articoli giornalistici, quanti talk show? Dalla politica alla giustizia, dall’istruzione alla pubblica amministrazione, passando per il mondo del lavoro e la sanità. Un sistema paese totalmente incancrenito e avvitato su sé stesso. Vittima di chi lo abita e lo governa. Una galassia di interessi personali e particolari.

Tante inchieste, negli anni, a smascherare nient’altro che quello che siamo come comunità e che, assorti nella più totale ipocrisia, ci indigna in maniera illogica. Sì, perché i meccanismi sono gli stessi che appartengono un po’ a tutti noi. Quindi perché indignarsi per una maxi tangente, per una raccomandazione, per i conflitti d’interesse? Sono tutte cose, queste ed altre, che quotidianamente facciamo nostre e che subiamo, spesso con accondiscendenza, anche e soprattutto nel piccolo. Qualche volta decidiamo di reagire e, come accade in questi casi, si rischia di peggiorare le cose e di far rimpiangere il passato.

No, non è una visione pessimistica, anti italiana, disillusa. È “l’intoccabile” stato dell’arte. Sì, intoccabile, perché qualunque tentativo di cambiamento è indigesto ai vari ingranaggi del sistema. Per tanto, mai osare soltanto pensare e progettare un cambiamento vero, funzionale, concreto, che metta ordine nel Paese. Nulla è modificabile, riformabile, salvo non vada a discapito di chi non abbia, certamente, quel potere, quella posizione, per poter bloccare un progetto o per influenzare in negativo la pubblica opinione. Da certe posizioni è semplice fomentare ed aizzare il popolo contro presunti tentativi di golpe. Salvo poi prendersi, legittimamente, il potere, promettendo un tozzo di pane “aggratis”, a discapito di larghe fette di popolazione oramai disilluse e raggirate. Quelle stesse popolazioni che hanno intrise nei singoli individui tutti quegli eccessi che diventano colpe. Sappiamo trasformare valori, princìpi, ideali, modelli, in tutto ciò che c’è di più estremo e che blocca un Paese intero, smettendo nel tempo la ricerca del raggiungimento del fine originario.

Le vicende dell’ultimissima ora ci parlano della sanità catastrofica in Calabria e delle scuole tragicamente chiuse. Cose di cui, per lo più, non ci importa nulla e che emergono, chiaramente e tristemente, soltanto nel contesto pandemico piuttosto che in altri scenari tristi ed emergenziali.

Per quel che riguarda la situazione della sanità in Calabria, Gino Strada, che pare debba lavorare comunque al fianco di un Commissario, rischia, fortemente, di fare un percorso tortuosissimo e che al massimo potrà essere l’inizio di qualcosa che difficilmente andrà del tutto a compimento se non nel lunghissimo periodo.

L’obiettivo da raggiungere non dovrà essere quello di poter far fronte all’ondata epidemiologica ma quello di avere una rete strutturale e ben strutturata del Servizio Sanitario in situazione ordinaria. In riferimento a ciò la strada più intelligente, assieme al commissariamento, sembra quella di accedere immediatamente alle risorse messe a disposizione dall’Unione Europea. Risorse che creerebbero le condizioni per avere un progetto più ambizioso e su scala nazionale.

È sempre, dunque, il momento del coraggio. Il coraggio di passare dalle guerre intestine che servono a pochissimi, ad una fase di proposta, di attacco, concreto, cinico, compatto. Si presenta una possibilità storica per la politica e quindi per i cittadini, quella di prendere in braccio il tricolore e costruire quel tanto che manca. Senza guardare la responsabilità per errori passati e recenti. È  il momento di una politica di altissima qualità, che progetti ed apra i cantieri dell’Italia dei prossimi dieci anni.

Questo si può e si deve fare, anche attraverso la scrematura del populismo e della demagogia che hanno invaso finanche il Parlamento. Un processo democratico già in atto che porterebbe alle condizioni per poter affermare quanto appena auspicato.

Rimane soltanto da augurarsi che la politica munita di visione e di competenze riesca a concretizzare, con qualunque strumento e percorso democratico, il più possibile.

Bisogna fare e fare bene per riportare entusiasmo e voglia di innovazione. In un Paese, come detto, stagnante, frustrato, che da decenni ormai è fatto di lotte e connivenze tra apparati e corporazioni che rappresentano il nulla sostanziale, se non un pout pourri di interessi particolari e minoritari, che hanno costretto come nella formaldeide l’estro, le menti, la fantasia, l’inventiva di questo grande Paese.

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