Se ne vanno i nonni d’Italia

La solitudine e il dramma silenzioso di quella generazione che ha sofferto, anche, per costruire il nostro Paese

di Natale Francesco Aurelio

Questo Natale sarà diverso da quelli passati, fatti di abbracci, brindisi e cenoni. Molti non potranno trascorrere le feste con la propria famiglia. Quante sedie vuote attorno a quella tavola. Quanti alberi di Natale “senza” luce. Molte persone saranno in ospedale, chi da degente, chi da operatore sanitario. Questo Natale dovrà essere quello del rispetto delle regole anti-Covid. Ma soprattutto del rispetto della vita altrui, oltre che della propria.

Sta morendo la migliore generazione. Quella senza studi, che non aveva niente, ma che ha educato i propri figli al valore più grande: la dignità. Braccia e menti che hanno ricostruito un Paese, impastando cemento e zappando la terra. Uomini e donne che hanno sognato di volare solo con l’immaginazione. Se ne va in silenzio, quella generazione. Con stile. Se ne va con la propria vita trascorsa all’insegna di umiltà, rispetto, lavoro e sacrifici. Segnata in viso e sulle mani anche dalla guerra e dalla fame, vissute. Ogni ruga di quei visi è come un paragrafo di quel libro che si può sfogliare attraverso il loro sguardo.

Lo sguardo dei nonni d’Italia. Quei nonni che tante volte ci hanno pronunciato quella parola giusta, di speranza o di conforto. E adesso se ne vanno da soli, proprio loro che hanno lottato per ricostruire la nostra Patria. La pandemia ce li porta via e con essi va via la memoria storica vivente, del Paese. Se ne vanno senza una carezza ed un grazie. Nel gelo di un letto d’ospedale o nell’isolamento di una quarantena.

Si sta avvicinando il Natale e molte persone pensano al cenone mancato, alla settimana bianca o ai veglioni. Quello che mi chiedo è: stiamo facendo il necessario per proteggere quei nonni, “costruttori” del Paese che abitiamo? Quando tutto sarà finito torneremo ad essere più umani e più umili? Rinasceremo veramente?

Credo che nel nostro cuore qualcosa cambierà. Lo dobbiamo ad una generazione intera che se ne sta andando in silenzio, senza neanche un ultimo abbraccio.

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