Don’t you cry for me, Argentina

Il presidente Fernández approva la patrimoniale per superare la crisi economica

di Domenico Barbato

Il 2020 è stato un anno da dimenticare per il popolo argentino. Scomparso Diego Armando Maradona, il loro eroe calcistico di sempre, i boludos hanno dovuto affrontare una crisi economica senza precedenti. La pandemia Covid-19 ha infatti esasperato una situazione economica già fragile, ereditata dalla presidenza Macrì.

Alberto Fernández, presidente dell’Argentina dal 10 dicembre 2019

L’ex presidente, eletto nel 2015 con la promessa di far ripartire i mercati, ha portato l’Argentina sull’orlo del fallimento. Nei suoi quattro anni al potere l’ex sindaco di Buenos Aires ha assistito ad un aumento irreale del tasso di inflazione (57%), un crollo verticale del PIL ed un significativo ridimensionamento del valore della moneta nazionale. La ricetta neoliberista di apertura economica verso capitali e investimenti stranieri con una forte contrazione dei salari non ha funzionato, generando un forte aumento della disoccupazione e della povertà all’interno del paese. La dipendenza economica argentina dall’estero è aumentata, costringendo il governo a chiedere un prestito al Fondo Monetario Internazionale per evitare un possibile default. Le trattative con il FMI si sono concluse solo nell’agosto 2020 sotto la nuova presidenza Fernández. Il ministro dell’economia Guzmán è riuscito ad evitare il peggio, riuscendo a preservare la già compromessa credibilità dei titoli di stato argentini, stabilendo un nuovo piano di ristrutturazione del debito. Le nuove obbligazioni in dollari ed euro cominceranno ad essere rimborsate nel luglio 2024 e scadranno nel luglio 2030, con la prima rata pari alla metà di ogni rata rimanente. L’Argentina adeguerà alcuni aspetti delle clausole di azione collettiva contenute nei nuovi documenti per rafforzare l’efficacia del contratto stipulato con il FMI.  La presenza di tali clausole ha rassicurato gli investitori, allontanando almeno momentaneamente lo spettro del default.

Una manifestante in protesta contro le manovre economiche del presidente Fernández

La gioia per l’accordo raggiunto è durata poco perché la seconda ondata della pandemia ha messo in ginocchio l’economia del paese. Migliaia di imprese ed esercizi commerciali hanno chiuso, il settore del turismo e ristorazione sono stati pesantemente colpiti. Le costruzioni e l’industria stanno vivendo una crisi peggiore rispetto alla bancarotta del 2001. Nel secondo trimestre il PIL è crollato del 19.1% rispetto al 2019, avendo una flessione tra il 12 e il 15%. La disoccupazione oggi supera il 10%, la povertà riguarda il 52% della popolazione, nella periferia di Buenos Aires sei bambini su dieci soffrono di denutrizione. La strategia di chiusura totale del governo ha funzionato solo nel contenimento della pandemia, lasciando gravemente a desiderare nel fornire un valido sostegno all’economia e alle strutture sanitarie del paese. L’idea della Casa Rosada di arginare il virus e il suo impatto sul tessuto sociale e produttivo, facendo rimanere a casa i cittadini si è rivelata un boomerang che ha portato numerose imprese straniere a chiudere le loro filiali nel  Paese. Lo stock di dollari depositati presso le banche locali si è dimezzato, passando da 32 a 16 miliardi. In questa delicata situazione il Senato argentino ha convertito in legge un progetto riguardante un contributo solidale e straordinario a carico di persone con patrimoni superiori a 200 milioni di pesos. L’aliquota prevista aumenterà progressivamente per i patrimoni maggiori, fino ad un massimo del 3,5% per quelli superiori a 3.000 milioni di pesos. Con la nuova legge patrimoniale il governo cercherà di raccogliere 300.000 milioni di pesos da investire in progetti educativi e sanitari, sperando così di rinegoziare in tempi brevi i termini dell’accordo con il FMI. Solo il tempo ci dirà se la legge promulgata riuscirà finalmente a fermare i dubbi e le lacrime di milioni di argentini, usciti ancora una volta delusi dalle manovre economiche d’emergenza adottate dal proprio governo.

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