Governo Draghi: corsi e ricorsi

di Marco Schiariti

La pandemia continua ad imperversare sul nostro paese e sul resto del mondo, tuttavia una cosa fondamentalmente non è mai cambiata, ossia l’instabilità dei nostri governi. Nemmeno il Covid, infatti, ha fatto sì che la nostra classe politica trovasse il modo per accordarsi e mantenere l’esecutivo a pieni poteri in un periodo, eufemisticamente, molto delicato.

Foto: La Presse

Esattamente 10 anni fa, in un contesto dominato dagli effetti della Grande Recessione del 2008, con un estremo bisogno di stabilità politica, anche l’allora in carica Governo Berlusconi IV cadde sotto i colpi di un dissidente intestino – Gianfranco Fini – proprio come è avvenuto per Giuseppe Conte, il quale è stato costretto a rassegnare le dimissioni dopo la venuta meno dell’appoggio di Matteo Renzi con Italia Viva. In entrambi i casi, per quanto il contesto sia differente, possiamo comunque individuare degli elementi comuni: è presente, in primo luogo una situazione di recessione economica e in secondo luogo, soprattutto, siamo di fronte alla possibilità di un governo tecnico – volgarmente definito “senz’anima” – privo di qualsiasi colore politico che possa rispecchiare i risultati elettorali. Nel 2011 fu il tanto criticato Governo Monti a prendere le redini del Bel Paese, operando in un clima di estrema incertezza economica e lavorativa, attuando una politica perlopiù di austerità e introducendo un’importante quanto impopolare riforma relativa al lavoro: la Legge Fornero.

Che situazione troverà l’eventuale Governo Draghi, terzo “governo tecnico” nella storia repubblicana, dopo il Dini e il Monti? Sebbene in entrambi i periodi analizzati sia evidente una recessione economica le tempistiche della sua attuazione sono ben diverse: nel 2011 il processo di crisi era ormai partito dal 2008, dopo il famoso crollo di Lehman Brothers, che aveva investito l’economia americana e, in diretta conseguenza, quella europea, mentre oggi l’arresto è stato molto più repentino. Anche le cause stesse sono letteralmente agli antipodi, considerando anche che negli ultimi anni si stava sviluppando una lenta ripresa economica, vanificata poi dallo stop forzato legato alla pandemia.

I punti caldi che si troverà ad affrontare l’eventuale Governo Draghi, inoltre, sono molto più consistenti e urgenti: se il problema centrale da affrontare nel 2011 era la crisi di fiducia dei mercati internazionali nell’Italia sulla sua solvibilità del debito pubblico, oggi invece subentrano nuovi problemi. Uno su tutti è sicuramente l’aumento del tasso di disoccupazione, attenuato per ora dal blocco dei licenziamenti valido fino al 31 marzo. Anche la chiusura forzata di tante attività legate al mondo della ristorazione e del turismo, con tutte le conseguenze del caso e la crisi di liquidità delle grandi imprese sono questioni da non trascurare e che incideranno fortemente sul PIL. In ultima l’istruzione, che ha mostrato tutti i suoi limiti, in un contesto in cui si è reso necessario il supporto della tecnologia, a causa dell’arretratezza delle strutture e che richiederà sicuramente interventi puntuali. 

Da questo punto di vista il Recovery Found rappresenta sicuramente un’ancora di salvezza, assieme alla diffusione del vaccino, a patto che i fondi siano spesi in maniera intelligente e mirata, cercando di utilizzarli per delle iniziative che non siano dei semplici palliativi. Rimane un fatto curioso, in ogni caso trovarsi a 10 anni di distanza di nuovo agli albori della creazione di un governo tecnico, ma si sa: alla storia piace spesso l’ironia.

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