È nato il governo Draghi: è davvero l’esecutivo dei migliori? Ecco le nostre opinioni!

di Simone Gioia, Iacopo Fiorinelli e Pasquale Zaccaro

“Il governo del compromesso”

Governo dei migliori? Assolutamente no. Dei peggiori? Neanche. Chi si aspettava il Dream Team è rimasto sicuramente deluso, è il classico governo del “compromesso”. Draghi tiene per sé i Ministeri più importanti, che rappresentano anche le sfide più importanti del Paese (sono i Ministeri chiave dove andranno spesi i soldi del Recovery Fund).

Lamorgese e Speranza si guadagnano la riconferma (grande vittoria di LeU). Così come Di Maio, che conserva la sua poltrona per il terzo governo di fila. Male il suo MoVimento però, che è quello che paga più di tutti il cambio squadra: addio a Giustizia, Sviluppo Economico, Lavoro e Ambiente. Patuanelli resta, ma decisamente ridimensionato.

I veri vincitori sono il Partito Democratico e la  Lega: i Dem, oltre ai confermati Guerini e Franceschini (fondamentale!), mandano a Palazzo Chigi anche Andrea Orlando, che è il numero 2 del partito: possono sorridere. Si dimostrano, ancora una volta, l’alleato più fedele del Colle. Meglio ancora dei Dem la Lega, che si prende un Ministero importante e strategico come il Mise, dove a guidarlo ci sarà Giancarlo Giorgetti (uomo vicino a Mario Draghi). Strappa anche a sorpresa il Turismo. Bene anche Forza Italia.  Nonostante i 3 Ministeri senza portafoglio, Berlusconi può sorridere: dopo 8 anni di opposizione, torna a governare (e ci rifila anche tre fedelissimi come Brunetta, Gelmini e Carfagna).

Chi sale? Tutti. Chi scende? Il MoVimento 5 Stelle. La vera speranza? Non può che essere Mario Draghi. E a lui, non possiamo che aggrapparci. Che Dio ce la mandi buona!

Simone Gioia

Incontro tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il neo Presidente del Consiglio Mario Draghi

“Un governo migliore”

Stante l’attuale (im)preparazione della classe politica, rivendicare un governo a forte trazione partitica e sperare al tempo stesso che sia un esecutivo di altissimo profilo è pura utopia. Chi vive di illusioni, in politica come nella vita, spesso finisce per restare deluso. I nomi di alcuni Ministri fanno certamente storcere il naso, ma scegliere di meglio non era affatto semplice.

A sorridere è sicuramente il Partito Democratico, che riesce ad ottenere tre Ministeri strategici. La conferma di Guerini è una buona notizia, l’ennesima investitura di Franceschini e Orlando lo è molto di meno. Proclami a parte, i Dem lasciano ancora una volta le donne in panchina. La maschera da partito progressista non potrà durare in eterno.

All’albo dei partiti vincitori si iscrive a pieno diritto anche la Lega. Giorgetti, Garavaglia e Stefani rappresentano, però, la componente più moderata e meno euroscettica del Carroccio. In sostanza, la linea di Giorgetti ha la meglio su quella di Salvini: nessun entusiasmo, ma si può tirare un respiro di sollievo.

Forza Italia ha ottenuto più di quanto ci si aspettasse. Gelmini e Brunetta non suscitano, ahimè, grandi ricordi. Un pizzico di fiducia in più, invece, la si ripone in Mara Carfagna, ultima speranza di un partito ormai giunto al capolinea.

La conferma di Roberto Speranza al Ministero della Salute sancisce il trionfo di LeU, che non avrebbe potuto chiedere di meglio.

Tra gli scontenti c’è il MoVimento 5 Stelle, in cui l’unico a sorridere è Di Maio, al terzo Ministero con tre governi diversi nella stessa legislatura. Boccone amaro, invece, per Stefano Patuanelli, “retrocesso” dal Mise al Ministero dell’Agricoltura. D’Incà e Dadone sono pedine di compensazione, non avranno un ruolo decisivo nel nuovo esecutivo.

Chiudono il cerchio i tecnici scelti dal Presidente Mario Draghi, coloro da cui realmente dipende il destino del Paese nei prossimi mesi. Qualche certezza e qualche sorpresa: difficile esprimere un giudizio già ora.

In fin dei conti, ne valeva la pena? Assolutamente sì. Si pensi ai seguenti passaggi di consegne: da Bonafede alla Cartabia, dal tandem Toninelli/De Micheli a Giovannini, dalla Azzolina a Bianchi. Più che un cambio di passo, sembra una benedizione.

É il governo dei migliori? No, ma è un governo migliore. Se anche questo è troppo poco, forse dovremmo riflettere sulla bontà del voto espresso nel marzo del 2018.

Iacopo Fiorinelli

Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella e il neo Presidente del Consiglio, Mario Draghi

“Un governo di visione”

Mario Draghi, certo. È a lui che ci affidiamo. I Ministri politici di questo esecutivo di unità nazionale, che arriva con 10 mesi di ritardo, causa pandemia, riflettono l’immagine di una politica piccolissima ma fondamentale. Piccolissima rispetto all’immagine e alle aspettative riversate, in queste ore, sulle figure “tecniche” del Governo, che saranno strateghe ed ideatrici di un progetto-Paese forte, competitivo, di rottura.

I rappresentanti dei partiti, dal canto loro, dovranno metterci il coraggio, lasciandosi alle spalle quel modo di operare, o meglio, di non operare affatto al sol fine di conservare lo status quo per auto-conservarsi.

Abbiamo chiamato il professionista migliore. E non il migliore disponibile. Il migliore. Quando il residuo di rabbia e di odio verso chi ha messo al centro il futuro del Paese sarà marginale ed inconsistente, realizzeremo di avere acquisito una forza, un’autorevolezza e un riconoscimento internazionale incredibili.

Un grande Capo del Governo per un grande Paese. Il tecnico più politico che ci sia. L’impostazione per l’opera che verrà realizzata è già chiara dall’istituzione di specifici e fondamentali Ministeri. C’è solo da lavorare. La fiducia è tantissima e trasversale. L’opposizione è residuale e sopravvive in quelle frange populiste e sovraniste che sono per lo più extraparlamentari.

L’umore di chi studia, lavora, produce sta cambiando. Ci sono un entusiasmo crescente e tanta speranza attorno a Mario Draghi.

Adesso dobbiamo dare al Paese quella spinta propulsiva che ci farà volare per i prossimi vent’anni. Adesso. Whatever it takes.

Buon lavoro Presidente.

Pasquale Zaccaro

Pubblicato da Voce- Un'altra informazione

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