Lo chiamavano “Recovery Fund”

di Pierpaolo Russo

“Perché dovrebbe importarmene delle generazioni future? Cosa hanno fatto loro per me?”. Non una gaffe di qualche politico, ne dicono di peggiori, ma una battuta di Groucho Marx, grande attore comico della prima metà del secolo scorso. Quanta politica c’è in questa battuta? Parecchia, troppa; frutto della poca capacità di dare una chiara e proficua programmazione nel medio-lungo termine: tanto, se proprio tira bene, una legislatura dura 5 anni; poi elezioni e via con nuove promesse elettorali. Mai come ora ci sarebbe bisogno di una lungimirante visione politica che riesca a modernizzare un Paese incapace di programmare.

L’ex Premier Giuseppe Conte, in conferenza stampa

Dopo la prima ondata ci hanno lodato per la capacità di rispondere alla crisi, terribile e improvvisa: “Il modello italiano contro la pandemia”. Poi discoteche aperte/discoteche chiuse; scuole aperte, con i bambini a distanza ma con i banchi a rotelle; tutti a farsi il vaccino antinfluenzale, salvo poi accorgersi che non ce n’era a sufficienza; bombole di ossigeno più introvabili di Bugo a Sanremo 2020. In Italia è sempre stato così: grande risposta immediata alle crisi e poi cronica incapacità a programmare, scandali con relative inchieste e tutto nel dimenticatoio. Tanto nella Prima Repubblica, quanto nella Seconda: è stato così con il terremoto dell’Irpinia dell’80, poi con quello dell’Aquila. Gente che ancora vive in prefabbricati fatiscenti: bravi nel caos, meno nel proseguire con la programmazione.

Ora la pandemia. L’Europa (che molto di più con la programmazione sui vaccini per il COVID-19 poteva fare), da par suo potenzia gli interventi economici previsti nell’European Green Deal (il piano di transizione ecologica), sì per aiutare ma soprattutto per modernizzare: istituisce una serie di interventi tra cui il Next Generation EU, fondo di 750 miliardi di Euro, di cui 209miliardi andranno all’Italia.

Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Il “Piano nazionale di ripresa e resilienza” deve essere presentato nella forma definitiva entro il 30 aprile 2021, seguendo linee guida che prevedono investimenti per la promozione di energia pulita, efficientamento energetico, nuove tecnologie di trasporto, rafforzamento rete di banda larga, digitalizzazione e adattamento del sistema educativo alle nuove necessità. Un ammodernamento fondamentale per il Belpaese. Tanti soldi dunque. Ma non chiamatelo Recovery fund! Il termine spopola tra i media (riduttivo rispetto il progetto vero e proprio) a sostituzione di Next Generation UE. Cosa cambia nei fatti? Nulla! Sono sempre 209 miliardi, a prescindere da come li sì chiami. Ma perché cambiare qualcosa che fa pensare al futuro, alle generazioni che verranno e alle quali possiamo lasciare un Paese migliore, più moderno e resiliente, e sostituirlo con qualcosa che guarda al passato, alle macerie fatte, ai problemi atavici? Perché mobilitarci se c’è qualcosa da riparare e non pensare a modernizzare e prevenire? Per una volta lavoriamo guardando al futuro come si deve: senza slogan, senza lotte tra fazioni, senza pensare ai danni fatti dall’altro come se noi fossimo innocenti.

Il governo Draghi, presieduto dall’ex presidente della BCE

Il “Governo dei migliori”? Come potrebbe esistere se al Governo serve una maggioranza parlamentare e nel Parlamento, per decenni, abbiamo fatto entrare il peggio? Ora ce ne lamentiamo, come se la colpa non fosse nostra! Nei Ministeri chiavi però ci sono tecnici, uomini di fiducia di Draghi: speriamo in loro. E, per una volta, pensiamo al futuro e facciamo qualcosa in più di ciò che è stato fatto finora. Facciamo qualcosa in più di quello che (ironicamente) avrebbe fatto Groucho Marx. Facciamolo per la Next Generation.

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