#Dantedì, la riflessione di Mattarella: «Da Dante una lezione di coerenza che vale per tutti»

A 700 anni dalla sua scomparsa, oggi si celebra il secondo #Dantedì della storia. E il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, intervistato dal Corriere della Sera, ha celebrato il Sommo Poeta

di Simone Gioia

«Da Dante arriva una lezione che vale per chi è impegnato in politica, ma vale per tutti: la sua coerenza” dichiara Mattarella. Sappiamo quanto a Dante sia pesato l’esilio dalla sua Firenze, la nostalgia per la sua città. C’è un episodio illuminante della sua vita – racconta. Un amico fiorentino, di cui non conosciamo il nome, gli scrive che sta cercando di ottenere, dopo ben quindici anni, la revoca per suo provvedimento di esilio e della conseguente condanna a morte. Per ottenere il “perdono” dalla sua città Dante dovrebbe pagare una discreta somma e ammettere, in una pubblica cerimonia, colpe non commesse. La risposta, negativa, di Dante è, insieme, sdegnata e accorata: “Le spere del sole e degli astri, non potrò forse contemplarle dovunque? Non potrò in ogni luogo sotto la volta del cielo meditare i dolcissimi veri, se io prima non mi renda spregevole, anzi abietto al popolo e alla città tutta di Firenze?…».

Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, davanti a un ritratto del Sommo Poeta Dante

«La Commedia ci attrae, ci affascina, ci interroga ancora oggi perché ci parla di noi – spiega. Dell’essenza più profonda dell’uomo, fatta di debolezze, cadute, nobiltà e generosità. Basta pensare ai tanti passi della Divina Commedia entrati nel lessico quotidiano e che utilizziamo senza sapere, sovente, che provengono dai suoi versi… Dante ha fermissimi convincimenti religiosi che lo obbligano a conformarsi completamente al disegno e alla giustizia di Dio. Nondimeno, durante quello straordinario viaggio che è la Divina Commedia, di fronte alle anime di dannati o di beati, l’autore non si spoglia mai del sentimento — umanissimo — della compassione. Credo che in questo dilemma, straordinariamente impegnativo, tra giustizia e compassione, vada forse oggi ricercato uno dei lasciti più importanti della lezione dantesca – aggiunge.»

E sul paragone tra la pandemia e l’Inferno dantesco, dice: «Non so quanto possiamo paragonarli. Certo, alcune scene drammatiche che abbiamo visto e vissuto, come la fila di camion con le bare in partenza da Bergamo, avrebbero bisogno della sua immensa capacità descrittiva. Esulando per un attimo da Dante, ribadisco che in questa emergenza abbiamo tutti riscoperto, al di là di tanti e ingiusti luoghi comuni, il grande patrimonio di virtù civiche — solidarietà, altruismo, abnegazione — che appartiene da sempre alla nostra gente» conclude.

Roberto Benigni e il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Stasera, presso il Salone dei Corazzieri del Quirinale, verrà celebrato il #Dantedì, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e del Ministro della Cultura, Dario Franceschini. La diretta dell’evento sarà trasmessa su Rai Uno, a partire dalle 19.10, con Roberto Benigni che reciterà il XXV Canto del Paradiso. Presenta l’evento Serena Bortone, e interverrà il gruppo di musica antica Al Qantarah.

Pubblicato da Simone Gioia

Simone Gioia

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