La donna avrà la sua parità?

di Natale Aurelio

Nelle società sviluppate, dove il genere umano ha raggiunto notevoli progressi ad esempio nella medicina, nella scienza in generale, sui diritti umani, rimane quella macchia sull’effettiva e totale parità tra donne e uomini. Se dal punto di vista dei diritti essenziali la parità di genere è un fatto, su tanti altri aspetti rimane lontana, sofferente. È uno degli aspetti, questo, che caratterizza non soltanto la nostra società. Facendo una panoramica globale si può notare chiaramente come sia una questione aperta quasi in ogni Paese. Facendo, invece, focus sulle regole vigenti nei vari Paesi del mondo, la parità effettiva si concretizza soltanto in sei Paesi su centottantasette. Già, avete letto bene.

Purtroppo gli stereotipi sulle donne sono innati in quasi ogni individuo uomo. Fanno parte di un’impostazione di default della nostra società. Dal “sesso debole”, alle “massaie”, alla donna che “deve” occuparsi dei figli. Tutti termini che in realtà non esprimono qualcosa di negativo o di denigrante ma che usualmente marcano e definiscono la donna in maniera tutt’altro che galante. Un sondaggio del “The Guardian” ci dice che il 90% della popolazione maschile ha, ancora, dei pregiudizi sulla capacità delle donne a ricoprire certi ruoli ed a occuparsi di management. Un aspetto positivo, in tutto questo quadro, comunque, c’è.

Con il trascorrere degli anni e delle epoche, le situazioni che vedono le donne arrivare in posizioni tradizionalmente occupate da uomini, sono in crescita. Da vertici di Aziende ad Enti di vario genere, fino alle Istituzioni, in cui però, si può e si deve fare di più per aumentare la partecipazione femminile. Ovviamente i criteri principe dovrebbero essere sempre competenza e merito al fine di decretare un incarico o una leadership. Ad ogni modo, riallargando la panoramica, possiamo ribadire come quello della parità effettiva di genere sia un problema ma dobbiamo, con forza, sottolineare come vi siano Paesi meno sviluppati dal punto di vista della società e delle forme di democrazia in cui la presunta inferiorità della donna è incredibilmente sancita da leggi dello Stato. I primi a fare di più, rispetto alla questione, dovrebbero essere proprio i Paesi più avanzati, magari iniziando già dalla scuola. Proprio quello potrebbe essere il luogo adatto, deputato, ad inserire nel percorso educativo, didattico, questi princìpi di civiltà. Un cambio culturale vero. Di fatto. Per l’uguaglianza, quella vera. Per la civiltà. Per il progresso.

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