Sopra la poltrona l’Europa campa, sopra il sofà l’Europa crepa

di Pierpaolo Russo

Ci sono attimi che fanno la storia. Azioni che cambiano il corso degli eventi. Immagini che restano stampate nella memoria e frasi che risuonano per generazioni. La foto del giovane studente che blocca, disarmato, i carri armati in Piazza Tienanmen; l’urlo e la scomunica alle mafie di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi; l’“I have a dream” di Martin Luther King o l’“Ich bin ein Berliner” di Kennedy. Di simboli o frasi o momenti di coraggio ce ne sarebbe tanto bisogno in questo “2020 atto II” che ci ha ormai logorato. E poteva succedere, in Turchia. Eravamo lì lì affinché succedesse. Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, in visita istituzionale ad Ankara con il Presidente del Consiglio d’Europa Charles Michel, si ritrova, dopo le foto di rito con il Presidente Erdogan, senza poltrona. Lì lo sliding doors della storia: Michel si alza e cede il posto alla von der Leyen con tanto di frase storica; oppure no, resta seduto come se nulla fosse e senza dir nulla. Basta tanto così per entrare nella storia: il signor Giancarlo, concorrente de “La Ruota della fortuna” ne sa qualcosa. Michel no. Peccato! L’unica cosa che rimane è l’“Ehm” della von der Leyen, con lei che si siede defilata sul sofà. Un po’ troppo poco. Ci sono attimi che fanno la storia e altri che si trascinano dietro polemiche. C’era bisogno dell’assenza di una terza poltrona affinché ci fosse l’indignazione dell’Europa verso Erdogan. Non della fuoriuscita della Turchia dalla Convenzione di Instabul contro la violenza sulle donne, che di fatto la legittima; non delle repressioni di ogni forma di pensiero, delle torture o degli arresti di giornalisti e attivisti; non di un Paese evidentemente sotto dittatura ma ugualmente in lizza per entrare nell’UE. No. C’è voluta l’assenza di una terza poltrona.

Non basta Patrick Zaki, attivista e studente a Bologna, arrestato e detenuto in Egitto dal febbraio 2020 con continui rinnovi della detenzione preventiva, per indignarsi; gli affari devono pur sempre continuare. Se poi il Presidente egiziano al-Sisi non dovesse concedere la poltrona alla von der Leyen, già sarebbe un tantino diverso. Noi siamo già tutti pronti a indignarci, nel caso. Scendiamo di temperatura; con un bel cappotto si vola in Russia: lì non mancherà occasione di incontrare Putin, che ha di recente modificato la Costituzione e potrà essere “eletto” fino al 2036: tra un Navalny che va e un Navalny che viene, vedremo se farà sedere Ursula oppure ci toccherà indignarci. Infreddoliti, ma sempre pronti a farlo.

Ci sono attimi che fanno la storia ed attese eterne prima che le cose giuste si facciano. L’Unione Europea deve essere molto di più e senza ipocrisie portare avanti, sempre, i valori che decanta. Non a giorni alterni. L’Unione Europea deve dar vita, con frasi, azioni e scelte, a questi attimi. Solo così, o su una poltrona o su un sofà poco cambia, e l’Europa comunque campa.

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