Esequibo, la nuova contesa territoriale che infiamma l’Aia

La regione di confine tra Venezuela e Guyana potrebbe riscrivere gli equilibri geopolitici dell’area

di Domenico Barbato

In America Latina le dispute territoriali tra stati limitrofi sono all’ordine del giorno. I contenziosi, nati da vecchie rivendicazioni di sovranità, finiscono molto spesso di fronte alla Corte Internazionale dell’Aia, per l’assenza di soluzioni condivise davanti agli organi giuridici locali. Il tribunale internazionale, nell’arduo compito di stabilire quali debbano essere gli equilibri geopolitici dell’area, si trova molto spesso a dover giudicare su trattati che hanno perso la loro validità nel tempo.

Corte Internazionale dell’Aia

Ne sa qualcosa Evo Morales che nel 2008 ha inoltrato alla Corte un ricorso per ottenere uno sbocco boliviano sul mare. Una posizione quella dell’ex presidente che fa riferimento ad un trattato del 1904, in base al quale la Bolivia godrebbe del libero diritto di transito commerciale ed un accesso continuo ai porti cileni. Prima del 1879 la Bolivia occupava infatti la striscia di terra, oggi cilena, tra Antofagasta e Arica, che perse poi in seguito alla sconfitta nella Guerra del Pacifico.

La striscia di terra oggi cilena tra Arica e Antofagasta, che un tempo apparteneva alla Bolivia

Nella versione ufficiale dell’accordo, vi sarebbe l’obbligo legale cileno di negoziare l’uscita dal mare. Un obbligo mai esercitato da Santiago che è diventato il motivo principale del ricorso boliviano. La Corte ha ritenuto però il ricorso inammissibile, confermando la sovranità costiera cilena. All’Aia si discute oggi della sovranità dell’Esequibo. Una regione, al confine tra Guyana e Venezuela, ricca di giacimenti petroliferi e minerari che costituisce  i 2/3 del territorio guyanese.

Mappa delle risorse petrolifere dell’Esequibo

L’Esequibo è attualmente al centro di una contesa tra i due stati di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia, in seguito alla scoperta della multinazionale statunitense ExxonMobil nel 2015 di un prolifico campo petrolifero, che secondo il Venezuela si troverebbe nelle acque contese. La sua sovranità è in realtà una questione più antica che risale all’epoca coloniale. Il Venezuela la rivendica in base all’uti possidetis iuris, un principio del diritto internazionale che garantisce agli stati il potere di amministrare i territori, a loro storicamente appartenuti. L’Esequibo faceva infatti parte della Capitaneria Generale del Venezuela nel 1777. La Guyana, invece dal canto suo, non accetta altra soluzione che quella del 1899, anno in cui gli inglesi definirono l’attuale suddivisione, garantendo ad essa la sovranità di un’area di 80.000 chilometri a ovest del fiume Essequibo, a quel tempo sotto la sovranità venezuelana.

La mappa mostra gli 80.000 km a ovest del fiume Esequibo, oggi facenti parte della Guyana, che sono reclamati dal Venezuela

Nel gennaio 2021, il presidente Nicolas Maduro ha emesso un decreto per proteggere l’Essequibo attraverso il cosiddetto “territorio per lo sviluppo del fronte atlantico”. La Guyana ha considerato tale decreto come “profondamente inquietante”, denunciando l’aumento della presenza militare venezuelana nella zona. Il 21 gennaio, la marina venezuelana ha fermato nell’area due pescherecci della Guyana che navigavano in acque sotto la “piena sovranità venezuelana” nel contesto di “difesa” promulgata dal governo. La Guyana, da parte sua, difende le acque come proprie e ha invitato Moses Chávez, l’incaricato d’affari venezuelano a Georgetown, per trattare il loro rilascio. Le Forze Armate Bolivariane del Venezuela continuano ad accusare gli Stati Uniti di sostenere le posizioni guyanesi. Il ministro degli Esteri venezuelano Jorge Arreaza nega che la via giudiziaria della CIG possa definire una soluzione pratica per entrambi gli stati, come sancito dal trattato del 1966 che prevede il ricorso alla CIG in caso di assenza di una soluzione concordata. Nonostante questa posizione, il 26 febbraio, entrambi i paesi hanno partecipato alla prima udienza del processo alla Corte dell’Aia. Le loro posizioni inamovibili sul territorio conteso rendono però difficile pensare a una soluzione rapida della controversia. Il futuro dell’ Esequibo è ancora tutto da scrivere.

Il futuro dell’Esequibo è ancora tutto da scrivere

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