Una scommessa chiamata mafia

di Rosy Falcone

In Italia ogni anno il volume del denaro giocato si attesta intorno ai 110 miliardi di euro. La tendenza del gioco può creare una forma di dipendenza che determina oltre ai gravi disagi psicologici alla persona, anche delle fratture all’interno delle reti familiari e sociali. In queste fratture si insidia il profitto della criminalità organizzata sempre pronta ad avvalersi dei disagi e delle crisi. L’interesse delle mafie verso il gioco e le scommesse illegali non è recente: si pensi alla camorra che nella metà dell’800 ne faceva un affare molto redditizio. Grazie a questo settore le organizzazioni criminali potevano controllare il territorio e sfruttare le classi meno abbienti tramite le estorsioni. La gestione tradizionale del settore in modo illegale da parte delle mafie è stata ampliata con l’offerta online mentre, d’altra parte, è cresciuta la contaminazione della sfera legale. Ad oggi, nel settore illegale le organizzazioni raccolgono abusivamente scommesse anche tramite i centri di trasmissione dati da soggetti non aventi le autorizzazioni o le concessioni statali previste; alterano o manomettono le Slot Machine e videolottery allo scopo di alterare i flussi telematici della raccolta dei dati così da sottrarle alle tassazioni previste o usano metodi che richiedono delle competenze informatiche elevate che acquisiscono da professionisti del settore. È il caso delle scommesse sportive e dei giochi online con centri di trasmissione dei dati collocati all’estero: ciò avviene sia per la fiscalità privilegiata vigente in alcuni stati che per la mancanza di cooperazione giudiziaria. Nel settore legale le organizzazioni si infiltrano comunemente in tre modi: con l’attività estorsiva, con l’imposizione di propri dispositivi o, infine, acquisendo e intestando a terzi società, punti scommesse e sale da gioco. Nel primo caso si adotta la strategia diffusa già con altre attività commerciali e produttive tramite la richiesta del pizzo o approfittandosi di ludopatici in difficoltà. Nel secondo caso l’organizzazione obbliga ad istallare delle “macchinette” di proprietà non riconducibili formalmente all’organizzazione ma di loro proprietà o di loro affini. Nel terzo l’organizzazione stessa entra nelle quote societarie delle sale giochi creando due circuiti paralleli al loro interno quello legale e quello illegale. Nel 2003 il legislatore intervenne sul settore cercando di rendere più competitiva la sfera legale e di aumentare i controlli su tutta la filiera del gioco. Queste scelte furono fatte con la speranza di rendere improduttivo il settore illegale e di rendere la legalità più competitiva agli occhi dei giocatori. Le mafie anche in questo caso hanno sfruttato il loro essere camaleontiche: si sono verificati casi in cui le stesse, con complicità di gestori delle agenzie di scommesse, acquistavano anche a prezzi superiori i biglietti vincenti di lotterie e concorsi per riciclare i propri profitti da attività illecite. Il controllo e le indagini sul gioco illegale non hanno rilevanza solo ai fini economici bensì anche sulla sicurezza urbana, sulla salute, sulla protezione delle fasce deboli di consumatori nelle quali, negli ultimi anni, si registrano molti minori. L’Italia dovrebbe avviare una campagna di sensibilizzazione sul tema ponendo un focus proprio sulle mafie e su come esse aumentino i loro profitti a discapito delle fragilità umane.

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