Ecuador, il successo di Lasso alimenta i timori per un nuovo disastro ambientale

di Domenico Barbato

Lo scorso 24 maggio si è insediato al Palacio de Carondelet Guillermo Lasso, il nuovo presidente dell’Ecuador.

“ Guillermo Lasso al Palacio de Carondelet”

Il candidato del Partido Social Cristiano ha vinto il ballottaggio decisivo contro il leader dell’Unes Arauz, dopo aver rischiato di venire estromesso dalla corsa elettorale dal Movimento Indigeno Pachakutik. Il leader Yakù Perez non è riuscito a passare al turno successivo per un piccolo scarto di voti, alcuni dei quali arrivati proprio al fotofinish. Le elezioni hanno messo a dura prova il Consejo Nacional Electoral che al primo turno ha impiegato quindici giorni per comunicare i risultati. Il rischio di corruzione ha fatto si che l’organo procedesse a rilento nel contare le schede elettorali. La lentezza della procedura è stata la chiave della vittoria di Lasso che ha sempre cercato di mantenere attivo un dialogo con le istituzioni, mentre lo sfidante Yakù Perez stava già celebrando il passaggio al secondo turno.

Il leader del Movimento Indigeno Pachakutik, Yakù Perez celebra il probabile passaggio al secondo turno”

Il più votato del primo turno Arauz ha ottenuto solo il 47%, dovendo così arrendersi allo sfidante Lasso.

Lo scontro tra Arauz e Lasso ha tenuto con il fiato sospeso milioni di ecuadoriani

Guillermo Lasso è un imprenditore che possiede diversi conti offshore nelle isole Cayman e in Florida, oltre ad essere un uomo di fiducia per gli americani. In aiuto al Presidente Moreno, Lasso ha trattato con Washington l’estradizione di Julien Assange, a quel tempo rifugiato nell’ambasciata ecuadoriana di Londra, in cambio di una piena immunità. Oltre ad essere stato braccio destro di Moreno, Lasso ha avuto il ruolo di Ministro delle Finanze sotto la presidenza Mahuad. Il banchiere ha trattato direttamente con il Fondo Monetario Internazionale per ottenere un prestito di fronte alla dilagante crisi economica. Il Feriado Bancario del 1998-1999 ha messo a dura prova i risparmi ecuadoriani, portando molti cittadini a tentare addirittura il suicidio.

Il Feriado Bancario del 1998-1999 ha messo a dura prova la popolazione ecuadoriana” 

La situazione oggi non è cambiata, il paese ha un livello di indebitamento pari al 63% del bilancio statale, la disoccupazione è arrivata al 5,7 %. Solo il 34% degli ecuadoriani guadagna uno “stipendio sufficientemente adeguato”. Lasso ha in mente un aumento del salario minimo mensile, a 500 dollari, oltre a tagli fiscali per le piccole imprese e alla creazione di un fondo per stimolare l’imprenditorialità. Lasso ha promesso di mantenere il vecchio accordo con il Fondo Monetario Internazionale, rassicurando gli investitori stranieri. Le idee di Lasso sembrano però non allontanare i problemi endemici dello stato. In particolare, l’estrazione mineraria che insieme a un rafforzamento del settore privato sta accelerando i processi di privatizzazione già in corso. Proprio quaranta giorni prima dell’inizio delle consultazioni elettorali, Andrés Durazno, presidente del sistema di acqua e irrigazione della comunità di Rio Blanco, è stato ucciso a pugnalate, confermando i sospetti su un adeguato rispetto dei diritti umani nello stato. Durazno lottava da tempo contro il progetto minerario della Ecuagoldmining, una società ecuadoregna, ma di proprietà cinese, che mira a costruire una miniera d’oro su un territorio occupato da contadini. Le parti hanno continuato a scontrarsi fino all’8 settembre 2020, quando il consiglio cantonale di Cuenca ha chiesto alla Corte costituzionale di bloccare ogni progetto nelle aree di “ricarica idrica” dei fiumi Tomebamba, Yanuncay, Tarqui, Machángara e Norcay.

Mappa del progetto minerario Rio Blanco che sta alimentando i timori della popolazione indigena dell’area

La consultazione si è tenuta il 7 febbraio, quando oltre l’80% dei votanti si è espresso per lo stop alle attività. La tensione continua ad essere alimentata dall’omicidio di Andrés Durazno, da una parte, e dalla vittoria di Lasso, dall’altra. Con Pérez fuori dai giochi, il timore è che saranno approvate nuove liberalizzazioni. In un paese che ha vissuto il caso Chevron, inquinando buona parte della foresta amazzonica, il rischio di un nuovo disastro ambientale è dietro l’angolo.

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