Speciale Euro 2020 – Il diario dell’Europeo degli Azzurri: Mancio, Gigio, Leo, Giorgio, grazie a tutti!

di Simone Gioia

Prima di metter giù qualsiasi tipo di riflessione, mi sono preso ventiquattro ore di pausa: troppo forte l’emozione vissuta domenica sera a Wembley, troppo grande quello che abbiamo fatto e forse non ce ne rendiamo neanche conto fino in fondo. A caldo era complicato trovare le parole giuste, e qualsiasi parola rischiava di essere superflua. Ma ora, a mente fresca, qualcosa bisogna pur dirla, perché questi ragazzi se lo meritano.

Per la seconda volta l’Italia è sul tetto d’Europa

Partiamo dal trofeo, dalla coppa d’Argento, da quello che ci siamo meritati sin dal primo minuto di questo fantastico Europeo. È successo davvero: cinquantatré anni dopo l’Italia è tornata ad essere Campione d’Europa. E lo ha fatto nella maniera più difficile ma anche più affascinante: a Wembley, fuori casa, con uno stadio e con una tifoseria contro, con soli 6mila connazionali a fare il tifo per la nostra Nazionale. Ma nulla è riuscito a sbarrare la strada ai nostri Azzurri. Ce l’abbiamo fatta. Davvero. Non ci credevo ad inizio Europeo, sono sincero. Non ero scettico e negativo come tanti altri, ma dubbioso sì. Con il passare dei giorni, con il passare delle vittorie e dopo le splendide prestazioni che gli Azzurri ci regalavano, però, ho iniziato a crederci. Ho iniziato a pensare che davvero la nostra Nazionale potesse farcela. E così è stato. Né il Belgio di Romelu Lukaku, né la Spagna di Alvaro Morata e né l’Inghilterra di Harry Kane sono stati in grado di fermarci: troppo forte la coralità di un gruppo fantastico, guidato magistralmente da un signor allenatore di nome Roberto Mancini, che tre anni fa ha raccolto le macerie di una Nazionale in frantumi e ne ha tirato fuori un capolavoro.

Grazie, Mancio!

Era il Commissario Tecnico di cui avevamo bisogno, l’allenatore giusto per tornare a scrivere memorabili pagine di calcio (come siamo abituati storicamente a fare). Dall’esterno la missione di Roberto Mancini appariva forse impossibile: vuoi per gli evidenti limiti tecnici della rosa, vuoi per la poca esperienza internazionale della maggior parte della squadra (Juve e singoli sparsi a parte). Ma il C.t. è stato di parola, e non solo ci ha riportati in finale (nove anni dopo quel disastroso 4-0 contro la Spagna del 2012), ma è andato anche oltre, vincendo l’Europeo. Cinquantatré anni dopo l’Italia è di nuovo sul tetto d’Europa. Quindici anni dopo siamo di nuovo Campioni. Otto anni dopo l’Italia è di nuovo tra le prime quattro del Ranking Fifa (non accadeva dal 2013, da quando il Commissario Tecnico era Cesare Prandelli). Faccio fatica ad andare oltre un semplice ma sentito grazie, Roberto. Sei riuscito a riavvicinare sessanta milioni di tifosi alla Nazionale con grande naturalezza. E non era di certo facile farlo, perché la ferita del 13 novembre 2017 brucia ancora. E forse brucerà per sempre. Ma ora è tempo di guardare avanti con moderato ottimismo, perché per la prima volta l’Italia non ha vinto giocando “all’italiana (difesa e contropiede)” – come storicamente abbiamo sempre fatto – ma lo ha fatto dominando sempre il gioco. In tutte le partite. Contro chiunque. E questo è merito tuo, Mancio. Hai dimostrato di essere un tecnico al passo con i tempi, capace di costruire nel migliore dei modi una Nazionale. Anche se la nostra non era una Nazionale, era un club. A tutti gli effetti. E ripartiamo da te (da chi, sennò!) per la spedizione in Qatar (anche se c’è da guadagnarselo il Mondiale, chiaramente), perché sei la nostra guida. Grazie, Mancio. Abbiamo voglia di vivere ancora, assieme a te, Notti Magiche come quella di Wembley.

Roberto Mancini, Commissario Tecnico dell’Italia, ha portato sul tetto d’Europa la nostra Nazionale

Donnarumma, Bonucci e Chiellini: tre giganti a Wembley

Un’altra menzione speciale la meritano questi tre signori: Gianluigi Donnarumma, Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini. L’Europeo ha consacrato il numero uno azzurro come il migliore al mondo nel suo ruolo. Con le sue parate decisive e i suoi rigori neutralizzati ci ha fatto sognare, e il premio di miglior giocatore del torneo è soltanto la ciliegina sulla torta di uno splendido Europeo e di una carriera in divenire.

Gianluigi Donnarumma, numero uno Azzurro, eletto miglior giocatore dell’Europeo

La vittoria ai rigori ha, invece, meritatamente consegnato a questi due splendidi difensori, Leo e Giorgio, ciò che mancava più di qualsiasi altra cosa nella loro bacheca trofei: la consacrazione europea. In questo fantastico decennio alla Juve mai erano riusciti a vincere oltre confine. Tanti titoli vinti in Italia in bianconero, nessuno con la maglia azzurra. Nel 2012 hanno soltanto accarezzato il sogno, ora lo hanno finalmente realizzato. A 36 anni uno (Chiellini), e a 34 anni l’altro (Bonucci), hanno dimostrato all’Europa intera, ancora una volta, di essere tra i migliori di sempre nel loro ruolo. Nessuno, in questo campionato europeo, è riuscito a superare una volta la coppia difensiva azzurra. Chiellini si è preso – come sempre fa nei momenti difficili – la Nazionale sulle spalle, non sbagliando praticamente nulla. Mai un errore, mai una gara approcciata male, mai un duello perso contro i suoi avversari (Lukaku e Kane sono tra i migliori attaccanti del mondo eh). Bonucci è andato anche oltre, forse: prendendosi la responsabilità di calciare il rigore più importante contro l’Inghilterra (eravamo sotto 2-1, prima che Leo calciasse). Altrettanto aveva fatto nella semifinale contro la Spagna. L’età avanza per tutti, lo sappiamo bene. E nessuno oggi è in grado di ipotizzare una presenza o meno di Chiellini al Mondiale del Qatar del 2022, quindi andiamo giustamente con i piedi di piombo e godiamoci questo trionfo. Ma diciamo grazie a due monumenti del calcio italiano, perché se lo meritano. Grazie Leo. Grazie Giorgio.

Giorgio Chiellini e Leonardo Bonucci, con la Nazionale hanno vinto il loro primo trofeo europeo

Chiesa e Jorginho, i due fuoriclasse dell’Italia

Come dimenticare Federico Chiesa e Jorginho. Hanno disputato un Europeo a dir poco eccezionale. L’esterno juventino ha impiegato diverse partite prima di conquistarsi il posto da titolare. Ma contro l’Austria è arrivata la svolta: il gol che ha sbloccato un complicatissimo match ai tempi supplementari e ci ha regalato il pass per i Quarti di Finale ha convinto definitivamente Roberto Mancini. Dal Belgio in poi abbiamo fatto di Federico Chiesa un punto di riferimento, un calciatore imprescindibile su cui aggrapparci in qualsiasi momento del nostro Europeo. L’unico fuoriclasse in una Nazionale priva di fenomeni ma con tanto cuore e tanto spirito di sacrifico. Grazie, Federico: il futuro è roseo con te.

Federico Chiesa, due gol all’Europeo e trascinatore degli Azzurri nella fase ad eliminazione diretta

E Jorginho? Il 2021 per lui è e rimarrà unico: Campione d’Europa con il club (il Chelsea) e Campione d’Europa con la Nazionale. Uno storico e forse irripetibile double, che consacra il regista italo-brasiliano nell’olimpo dei grandi centrocampisti europei. Grazie di cuore anche a te, Jorginho: sei stato il cervello della nostra squadra, dal primo all’ultimo minuto di ogni match.

Jorginho, regista e rigorista della Nazionale Italiana. Nel 2021 ha vinto la Champions League e l’Europeo

Un mese di festa, grazie ragazzi

Purtroppo siamo arrivati alla fine del nostro viaggio. Del viaggio azzurro che ci ha fatto compagnia in tutte queste sere per oltre un mese, che ci ha fatto sognare e a tratti anche dimenticare che ci troviamo ancora dentro una pandemia. Sì, perché dopo quasi due anni di sofferenza, la vittoria degli Azzurri rappresenta il primo vero momento post pandemia (anche se non ne siamo usciti) di aggregazione sociale, di gioia, di sorrisi. Finalmente di festa. Ora è tempo di riposare cari Azzurri: per voi, ma anche per noi tifosi della Nazionale e appassionati di calcio, che abbiamo vissuto un mese intenso all’insegna del sogno e della spensieratezza. L’appuntamento, ora, è chiaramente per l’autunno: 6 ottobre (segnatevi questa data), dove a San Siro ci giocheremo l’accesso alla finale della Nations League contro la Spagna (raggiunta, anche questa, con merito e orgoglio). E perché no: magari vincendola pure, perché ora ci abbiamo preso gusto caro Mancio. E non abbiamo voglia di mettere freno alle nostre smisurate ambizioni. Ma ora è tempo di pensare al presente. È tempo di realizzare quanto di grande abbiamo fatto domenica sera a Wembley. È tempo soltanto di festeggiare e di dirvi grazie. Grazie Mancio, grazie Azzurri, grazie Italia. Vi vogliamo bene!

I festeggiamenti della Nazionale Italiana ieri pomeriggio, per le vie della Capitale

Pubblicato da Simone Gioia

Simone Gioia

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