“Amianto”, a che punto siamo?

di Natale Aurelio

L’Italia è stato il primo Paese europeo a bandire l’utilizzo dell’amianto, a tutela della salute pubblica, intervenendo in via normativa con l’emanazione della legge n. 257/92 e le successive disposizioni attuative regionali. A tutt’oggi, però, il problema della rimozione e dello smaltimento dell’amianto e della relativa bonifica delle aree interessate si presenta come una questione ancora aperta e la sua risoluzione, visti i dati forniti da Legambiente, non appare facile, né rapida. A distanza di quasi trent’anni dall’emanazione della legge che ha messo al bando l’amianto, diverse zone del Paese non hanno alcuna idea di quanto materiale killer sia lì a deteriorarsi e a disperdere fibre nell’aria. Secondo i dati più recenti, sul nostro territorio esistono ben 370.000 strutture in cui questo materiale è ancora presente. Dalle tubature dei condomini ai rivestimenti edili di scuole e ospedali, alle onduline disseminate nelle nostre campagne, ma anche nelle nostre città, a fabbriche e caserme dismesse. L’amianto è oggi riconosciuto come agente cancerogeno per l’uomo. Il pericolo è rappresentato dalle sue sottilissime fibre che, inalate, possono provocare irritazioni croniche e cancro. Queste patologie colpiscono i lavoratori che hanno utilizzato l’amianto e chiunque sia stato esposto all’inalazione dello stesso.

In Italia ancora oggi ci sono più di 300mila edifici che contengono amianto

Da un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità si osserva che la mortalità causata dall’amianto, dal 1988 ad oggi, corrisponde a più di quattromila morti l’anno ed il dato è in continua crescita. Il problema amianto, perciò, è ben lontano dall’essere risolto, considerato poi che queste patologie, ad esso riconducibili, possono emergere anche a distanza di molti anni dell’esposizione. Lo Stato è chiamato una volta per tutte all’attuazione di politiche concrete per risolvere la questione. Serve censire, smaltire, bonificare. Si potrebbe, altresì, pensare a sgravi fiscali od incentivi per chi sostituisce le strutture in amianto, ancora esistenti, con altri materiali. Il tempo è scaduto. Da un pezzo. L’impegno della politica, a questo proposito, ha portato a risultati decisamente insufficienti, vista la situazione che emerge. In questo spaccato storico, durante il quale ci si propone di rendere il Paese più civile e moderno, potremmo cogliere l’attimo per occuparci, tra le altre cose, anche di questa criticità. Responsabilità, buon senso, tutela della salute pubblica, possono e devono guidare le azioni della politica e della burocrazia, spesso ‘complici’ indiretti di certi disastri.

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