Europa

Bilancio europeo: quali passaggi mancano per la fumata bianca?

Nella giornata di martedì 10 novembre è stato raggiunto un compromesso tra gli Stati membri dell’Ue, ma il percorso che porterà all’approvazione definitiva è ancora pieno di insidie

di Iacopo Fiorinelli

Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea (organo che raduna il ministro competente per una data materia di ciascuno Stato membro) hanno annunciato che è stato trovato un compromesso per il bilancio pluriennale dell’Unione europea per il periodo 2021-2027. Tuttavia, saranno necessari ulteriori negoziati tra gli Stati per capire in quali tempi e in quali termini questo compromesso assumerà forma giuridica. Innanzitutto è importante ricordare che il bilancio dell’Unione europea, tramite cui è possibile far fronte alle spese derivanti dal funzionamento delle istituzioni comunitarie e dall’erogazione dei fondi europei, viene finanziato dagli Stati membri in proporzione al PIL. Il bilancio europeo per il 2021-2027 prevede di stanziare una cifra molto vicina a quella dello scorso bilancio: circa 1.074 miliardi di euro, pari a circa l’1% del PIL complessivo dell’Unione europea. Il Parlamento europeo sperava di poter stanziare una cifra decisamente superiore per permettere all’Ue di avere una maggiore capacità di spesa in ambiti come la salute e la ricerca, ma questo è stato il prezzo da pagare per far sì che anche i Paesi frugali accettassero il Recovery Fund. Si consideri che nelle prime fasi della trattiva il Parlamento europeo aveva chiesto di aumentare le risorse del bilancio europeo di una cifra compresa tra i 40 e i 110 miliardi. Al termine del negoziato, il compromesso è stato trovato sulla cifra di 16 miliardi aggiuntivi rispetto a quella che era la bozza proposta dal Consiglio dell’Unione europea. Va da sé che si è trattato di un negoziato al ribasso per chi auspicava in un ingente aumento delle risorse destinate al bilancio europeo. Inoltre è bene sottolineare che questi 16 miliardi aggiuntivi non saranno immediatamente disponibili: essi deriveranno infatti da eventuali multe che il dipartimento della Concorrenza dell’Unione europea infliggerà nei prossimi anni. Si è dato per scontato, dunque, che la cifra riscossa da queste multe sarà maggiore di 16 miliardi e soprattutto che questa cifra verrà effettivamente riscossa. A tal proposito, però, è sconfortante constatare che negli ultimi 5 anni la Commissione europea ha sanzionato le imprese per concorrenza sleale per un totale di circa 8,2 miliardi di euro, ma la cifra effettivamente riscossa in seguito ai ricorsi giudiziari è decisamente inferiore. Bisogna, poi, verificare che il bilancio europeo venga approvato dal Parlamento e dal Consiglio, dove potrebbe trovare l’ostilità del Primo ministro ungherese Viktor Orbán che ha minacciato di porre il veto sull’intero bilancio qualora non venisse modificato il nuovo meccanismo per il rispetto dello stato di diritto. Quella di Orbán sembra configurarsi, però, come una minaccia priva di fondamento dato che l’Ungheria ha ricevuto dallo scorso bilancio una somma vicina ai 30 miliardi di euro, una cifra monstre se si considera che il PIL annuale ungherese si attesta intorno ai 160 miliardi. Infine, restano da sciogliere i nodi sul Recovery Fund. Il Parlamento europeo chiede di aumentare dal 10 al 20% l’anticipo dei fondi totali da versare entro i primi mesi del 2021 ai governi nazionali, in modo che si possa dare avvio ai vari progetti selezionati. Quando sarà raggiunto un accordo sia sul bilancio europeo che sul Recovery Fund, prima che i fondi possano essere erogati, quest’ultimo dovrà essere approvato anche da tutti i parlamenti nazionali e, soprattutto nei Paesi più conservatori, questo potrebbe rivelarsi un problema.

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